Cernia bruna (Epinephelus marginatus)

La cernia conosciuta maggiormente come cernia bruna (Epinephelus marginatus), è un pesce appartenente alla famiglia dei Serranidae. Di grosse dimensioni, fino a 140-150 centimetri per anche 60 chilogrammi di peso. Molto longeva (anche 50 anni con un’età massima stimata di 61 anni). È di colore bruno con macchie più chiare, tendenzialmente più scuro negli esemplari più vecchi; tipiche le macchie chiare attorno l’occhio. Solitaria, territoriale, piuttosto schiva, anche se è documentata una certa curiosità dell’animale. Si nutre principalmente di molluschi, crostacei e di altri pesci.

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Riproduzione

Il pesce è un ermafrodita proterogino, che diviene maschio intorno ai dodici anni. Gli esemplari di grandi dimensioni sono pertanto tutti di sesso maschile. La riproduzione avviene durante il periodo estivo.

Habitat

Vive comunemente nel Mar Mediterraneo ad una profondità variabile tra i 10 e i 50 metri (spingendosi fino ai 200), spesso vicino a fondali rocciosi e ricchi di grotte e fenditure. Gli esemplari più giovani vivono in prossimità della costa. Viene comunque incontrata anche nell’Oceano Atlantico orientale e nell’Oceano Indiano occidentale, nelle isole Britanniche e fino al Mozambico e al Madagascar. Nell’Oceano Atlantico occidentale nel Brasile meridionale e dall’Uruguay all’Argentina.

Specie affini

Nel Mar Mediterraneo vivono altre specie di Epinephelus oltre alla E. marginatus come E. aeneusE. costaeE. caninusE. marginatus si riconosce dalle altre per via del margine della pinna caudale arrotondato in modo convesso, per le strisce chiare laterali sulla testa e per il colore tipicamente marrone, più grigio nelle altre specie. La famiglia delle cernie mediterranee è però completata da altre due specie di cernie di genere differente:Polyprion americanus e Mycteroperca rubra, note rispettivamente come cernia di fondale e cernia rossa.

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Pesce trombetta (Macroramphosus scolopax)

Il pesce trombetta (Macroramphosus scolopax) è un pesce di mare della famiglia Centriscidae. Il suo aspetto è così caratteristico da risultare inconfondibile, infatti, oltre ad un lungo “muso” tubolare che porta all’apice la piccola bocca, simile a quello dei pesci ago o dei cavallucci di mare, questo pesce ha un corpo di proporzioni normali, non filiforme, compresso lateralmente e privo di scaglie.
L’occhio è piuttosto grande. Le pinne dorsali sono due, arretrate, la prima porta una lunga e robusta spina dentellata, la seconda è assai piccola. L’anale è piccola e così le ventrali mentre le pinne pettorali sono un po’ più grandi. La pinna caudale è piccola, con bordo leggermente concavo. Il corpo è armato di alcune placce ossee cutanee protettive. Il colore è uniformemente argenteo con sfumature rosee.
Raggiunge solo eccezionalmente i 20 cm. Si ciba di piccolissimi invertebrati che cattura sul fondo. È una specie gregaria che vive in grandi branchi. Quando sono nel loro ambiente questi pesci hanno una caratteristica postura con il muso verso il basso. La riproduzione avviene in inverno, le uova sono pelagiche, riunite in masse gelatinose. I giovanili sono argentei e fanno vita pelagica fino ad una lunghezza di circa 4 cm.

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Habitat

È presente nell’Oceano Atlantico orientale tra il golfo di Guascogna ed il Sudafrica, nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, in acque temperate calde o subtropicali. Alcune segnalazioni dalla Somalia non sono confermate.
È un caratteristico abitatore del piano circalitorale e si rinviene tra 50 e 500 m di profondità, di solito tra 100 e 250, su fondi prevalentemente fangosi o a coralligeno, spesso associato al pesce cinghiale.

Informazioni alla pesca

Occasionale con reti a strascico, il valore alimentare è nullo.

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Castagnola (Chromis chromis)

Chromis chromis, conosciuto comunemente come castagnola, è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia Pomacentridae, di cui è l’unico rappresentante nel Mediterraneo. Presenta un corpo ovale, schiacciato, con bocca piccola ed occhi grandi. La pinna dorsale è unica, con raggi spinosi anteriori e raggi molli più lunghi posteriormente, la pinna anale ha solo due raggi spinosi seguiti da molti molli. La pinna caudale è intaccata al centro e ha due lobi appuntiti. I raggi superiori ed inferiori di questa pinna sono più scuri del resto dando l’impressione di una coda più incisa di quanto non sia in realtà. Le pinne ventrali e le pinne pettorali sono abbastanza sviluppate. Le scaglie sono grandi. I giovani hanno una colorazione blu elettrico, mentre gli esemplari adulti la perdono gradatamente con la crescita per diventare marrone scuro o nerastri con file longitudinali di macchioline più chiare sui fianchi. La colorazione può variare: i maschi in frega sono molto scuri mentre di notte gli adulti impallidiscono. Raggiunge una lunghezza massima di 16 centimetri ma di solito è molto più piccola. La riproduzione avviene in estate, il maschio effettua una danza nuziale per convincere la femmina a recarsi sulla parte di fondale che fungerà da nido. Lì avviene la deposizione per circa 10 minuti dopo di che la femmina viene immediatamente scacciata. Le uova non sono galleggianti ma si attaccano al substrato grazie ai filamenti adesivi di cui sono equipaggiate e vengono attivamente difese e ossigenate dal maschio. Si nutre sia di pesci più piccoli che di invertebrati come policheti, crostacei e tunicati.

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Habitat

La castagnola è diffusa nel Mediterraneo (dove è comunissima) e nell’Atlantico orientale tra il Portogallo e il golfo di Guinea (più raramente fino all’Angola). Popola i fondali rocciosi poco profondi dove vive in banchi sparsi a mezz’acqua. Si trovano anche sopra le praterie di Posidonia oceanica. I piccoli esemplari ancora con la livrea blu sono fotofobi e si incontrano spesso in grotte, crepacci ed altri ambienti ombreggiati.

Informazioni alla pesca

Si cattura in abbondanza con molte tecniche di pesca sia sportiva che professionale ma le sue carni sono scadenti e non hanno nessun interesse economico o gastronomico. Quando sono consumate vengono fritte o utilizzate per preparare la zuppa di pesce.

Acquarofilia

Si tratta di uno dei pesci mediterranei più facili da tenere in acquario dove si può anche riprodurre con una certa facilità.

Musica

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Delfino (Delphinus delphis)

Il delfino comune (Delphinus delphis) è un mammifero marino della famiglia Delphinidae. Misura fra il metro e mezzo ed i 2,7 metri, per un peso che può sfiorare i due quintali. Il dorso è di colore grigio ed il ventre tende invece al bianco, per meglio mimetizzarsi sia nei confronti di predatori o prede provenienti dal basso (il bianco si confonde con le acque chiare, illuminate dal sole) che dall’alto (il grigio aiuta l’animale confondersi con il resto dell’acqua): lungo i fianchi il delfino comune possiede una caratteristica macchia a forma di clessidra, di colore grigio chiaro in coda e giallo-grigiastro dalla testa al fianco[5]. La testa presenta inoltre due strisce scure intorno agli occhi ed alla bocca. Le pinne pettorali sono scure. La bocca è allungata in un rostro al cui interno trovano posto fino a 110 denti appuntiti e affilati: il rostro del delfino comune lo differenzia da un’altra specie, il delfino del Capo (Delphinus capensis), molto affine al delfino comune, tanto da essere un tempo considerata una sottospecie di quest’ultimo (Delphinus delphis capensis). I delfini comuni sono animali sociali, che vivono generalmente in gruppi che contano una ventina di individui: sono stati tuttavia avvistati in più occasioni banchi di centinaia od anche migliaia di individui, a volte associati con la stenella striata o il tursiope, ma nell’Oceano Pacifico sono stati osservati gruppi di delfini misti con delfini pilota e tonni pinnegialle. Nell’ambito del gruppo, i vari componenti tendono a sincronizzare le loro azioni, salendo insieme in superficie per respirare, nutrendosi insieme e dormendo a turni. Alle alte latitudini, i delfini tendono a vivere in gruppi a base sessuale, con le femmine che si spostano in grossi banchi specialmente durante i mesi freddi. I delfini sono animali molto intelligenti e traggono divertimento nel giocare fra loro, saltando e spruzzando l’acqua, oltre che nello sfruttare le onde generate dalla chiglia delle imbarcazioni o dalle grandi balene per potersi muovere senza sforzi: sono però dei grandi nuotatori, tanto che, coi loro 40 km/h ed oltre di velocità massima, sono considerati fra i cetacei più veloci[6]. Emettono notevoli e differenziati versi con cui comunicano: pare esservi una regionalizzazione delle tipologie di suoni, con un substrato di suoni comuni ed altri invece tipici di determinate popolazioni o gruppi. In ogni caso, la differente tonalità e frequenza del suono indica un differente contenuto del messaggio. Rispetto al “cugino” tursiope, il delfino comune è assai meno conosciuto dal profano, principalmente perché i tursiopi, molto più facili da allevare ed addestrare, sono molto più comuni nei parchi acquatici: il delfino comune, invece, in cattività si dimostra estremamente timido.  I delfini comuni si nutrono essenzialmente di piccoli pesci, molluschi (in particolare cefalopodi) e crostacei, che inghiottono interi. Il foraggiamento è un’azione comunitaria, durante la quale tutto il gruppo collabora, ad esempio, nel radunare un grosso banco di pesce per rendere poi più agevole ai vari esemplari di gettarsi a turno nella mischia ed ingollare quanto più nutrimento possibile. Ciascun delfino mangia in media 5–6 kg di cibo al giorno. L’accoppiamento, che avviene durante il periodo estivo, è un evento piuttosto promiscuo, nel senso che ciascuna femmina si accoppia con numerosi maschi, i quali a loro volta si accoppiano con il maggior numero di femmine possibile ed a volte anche con altri maschi più giovani: i delfini comuni, assieme ad altre specie di delfino ed alcuni primati, sono fra i pochi animali che si accoppiano anche senza un fine riproduttivo, ossia solo per divertimento. L’atto riproduttivo è preceduto da un corteggiamento durante il quale il maschio strofina le sue pinne pettorali con quelle della femmina e nuota perpendicolarmente ad essa, fino a quando quest’ultima non si gira lateralmente e si lascia coprire. La gestazione dura circa undici mesi: il parto è podalico ed il cucciolo appena nato viene aiutato dalla madre a raggiungere la superficie per poter respirare. La femmina ed il cucciolo tornano al gruppo d’origine subito dopo il parto, e la madre, aiutata anche dalle altre femmine del gruppo, si prende cura dei cuccioli, per più di tre anni, anche se lo svezzamento del piccolo può dirsi completato quando il piccolo ha un anno e mezzo circa d’età: è da notare che il cucciolo non può succhiare il latte dal capezzolo come gli altri mammiferi, poiché si trova sott’acqua. Per tale motivo, è la madre stessa a inoculare il latte nella bocca del cucciolo spruzzandolo fuori tramite la contrazione di appositi muscoli. I cuccioli imparano a cacciare ed a comportarsi osservando gli adulti, che a loro volta canzonano gli allievi indisciplinati. La maturità sessuale viene raggiunta dopo i cinque anni. La speranza di vita del delfino comune è di una ventina d’anni, tanto in natura quanto in cattività.

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Habitat

Con numerose sottospecie (Delphinus delphis bairdiiDelphinus delphis balteatusDelphinus delphis delphisDelphinus delphis fususDelphinus delphis mediterraneaDelphinus delphis moschatusDelphinus delphis ponticusDelphinus delphis tropicalis – secondo alcuni una specie a sé stante, Delphinus tropicalis -, Delphinus delphis variegatus), la specie è diffusa nelle acque temperate e tropicali di tutto il mondo: la si trova con maggiore frequenza nell’Oceano Atlantico, nel Mar Rosso e nel Mar Nero, mentre nel Mar Mediterraneo, dove era assai abbondante almeno fino alla Seconda guerra mondiale (in base a quanto osservabile dai numerosissimi reperti sparsi per i musei di tutti i Paesi mediterranei), la specie pare aver subito un declino abbastanza drastico e la si trova con relativa frequenza solo nei mari Ionio ed Egeo e nei pressi dello Stretto di Gibilterra. Predilige le acque a temperatura costante o comunque mai troppo fredda (range ottimale compreso fra i 10 ed i 28 °C, al di sotto dei quali la specie tende a compiere movimenti migratori): durante i mesi caldi, si spinge anche nelle zone subpolari. Il suo ambiente d’elezione è la piattaforma continentale, dove tende a restare quasi sempre nei pressi delle coste.

 

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Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata)

La Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata) è una scifomedusa della famiglia Cepheidae, comune nel mar Mediterraneo. Questa specie, che raggiunge i 30 centimetri di diametro, presenta un caratteristico ombrello a forma di disco bianco, con una gobba rotonda e gialla al centro (sembra un uovo all’occhio di bue). Il margine è tipicamente frastagliato, di colore giallo o talvolta verdastro per la presenza di zooxantelle. La specie, come tutte quelle appartenenti alla classe delle Rhizostomeae, è priva di tentacoli, ma ricca di braccia orali che si dipartono dai quattro lobi della bocca, delle quali molte sono sottili e terminano con un bottoncino di colore blu/viola.

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Habitat

È una specie pelagica, endemica del mar Mediterraneo, molto comune, in particolare nell’Adriatico da ottobre a maggio.

Biologia

A dispetto delle sue grandi dimensioni, questa specie non è urticante. Solo i soggetti più sensibili possono incorrere in piccoli pizzichi a contatto con le braccia. Tipica la presenza, in prossimità delle stesse, di piccoli avannotti delle specie Trachurus trachurusSeriola dumeriliCaranx ronchusSarpa salpaBoops boops.

 

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Gamberetto fantasma freccia (Periclimenes sagittifer)

Il gamberetto fantasma freccia (Periclimenes saggittifer) è un gamberetto della famiglia Palaemonidae. Corpo trasparente fatta eccezione per la tipica freccia violacea sull’addome, per la colorazione delle zampe, alternatamente giallo-azzurre, e della coda, caratterizzata da una freccia azzurra. Fino a 25 millimetri.

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Biologia

È solito vivere in simbiosi con attinie quali Anemonia viridisAnemonia sulcataAiptasia mutabilisCribrinopsis crassa e Condylactis aurantiaca, nutrendosi dei detriti di queste.

Habitat

E’ diffuso nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico.

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Bavosa guance gialle (Lipophrys canevae)

La bavosa guance gialle (Lipophrys canevae) è un pesce di mare appartenente alla Famiglia Blenniidae. Priva di tentacoli sopraorbitari. La livrea è a base grigia o beige con numerosi punti scuri (di solito rosso-ruggine) che confluiscono in strisce longitudinali nella parte posteriore del corpo. Il maschio, come molte specie simili, presenta una livrea nuziale con maschera facciale nera su sfondo giallo. Raggiunge 7 cm di lunghezza totale.La riproduzione è simile a quella delle specie congeneri ed ai Blenniidae in generale.

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Habitat

Endemico del mar Mediterraneo dove è comune soprattutto nel bacino occidentale. Vive in pochi centimetri d’acqua e fino a 3-4 metri, spesso in pareti verticali ricche di vegetazione.

Biologia

Specie schiva che si intana facilmente lasciando però fuori la testa.

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Pesce porco (Oxynotus centrina)

L’Oxynotus centrina appartiene al genere Oxynotus ed alla famiglia Oxynotidae. È noto comunemente come pesce porco. Raggiungono lunghezze massime di 1.5 metri. Questa specie di piccole dimensioni ha una morfologia molto particolare: il corpo è piuttosto alto per via della pinna dorsale allungata e la pelle è riconoscibile per i caratteristici puntini chiari. Il resto del corpo è uniforme e di colore marroncino-grigiastro. La specie è ovovivipara e si nutrono di policheti.

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Areale

Vivono nell’Oceano Atlantico Orientale e nel mar nero.. A Nord sono stati osservati nel Mediterraneo e nel Golfo di Biscaglia fino alla Cornovaglia, a Sud fino al Senegal.

Habitat

Sono stati rinvenuti a profondità comprese tra 100 e 700 metri.

Alimentazione

La loro carne è utilizzata fresca, sottolio, affumicata, essiccata e salata per il consumo umano.

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Chimera (chimaera monstrosa)

Chimaera monstrosa, conosciuta comunemente come Chimera, è un pesce cartilagineo abissale della famiglia Chimaeridae. La Chimera ha un aspetto così strano da essere inconfondibile. Possiede un muso arrotondato caratteristico, simile a quello di un coniglio, con occhio molto grande di colore scuro e bocca abbastanza piccola. La prima pinna dorsale è alta ed è armata di una spina rigida molto evidente e connessa ad una ghiandola velenosa. La seconda dorsale è molto bassa e lunga; la pinna anale è piccola; la pinna caudale è piccola e termina con un lungo filamento. Le pinne pettorali sono molto grandi e sono a punta. Esiste il dimorfismo sessuale: i maschi hanno un’appendice curva sulla fronte, chiamata clasper che si crede serva a trattenere la femmina durante la copula. Il colore è argenteo con macchie e strisce beige o bruno chiaro. Le pinne hanno un orlo scuro. Misura in genere circa 100 cm di lunghezza, ma può arrivare fino a 150 cm. Può raggiungere i 2500 g di peso. nonostante sia un condroitto è sprovvista di scaglie placoidi: presenta quindi una pelle nuda. I grandi occhi sono uno strumento utile per vedere a profondità elevate. Presenta una sola fessura branchiale per lato. La riproduzione Avviene tutto l’anno ma con maggior frequenza in estate. La fecondazione è interna e le femmine depongono capsule ovigere lunghe fino a 17 cm, che daranno alla luce dei giovani già simili agli adulti.

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Habitat

Questa specie è diffusa nell’Oceano Atlantico tra l’Islanda e Norvegia fino all’Africa del nord e le isole Azzorre, compreso il mar Mediterraneo. È rarissima nel mar Adriatico.
Vive su fondi fangosi molto profondi, fino a 1682 m, anche se è più comune a 300-500 m.

Informazioni alla pesca

Questo pesce non ha nessun valore alimentare o commerciale dato che le carni non sono commestibili ma ciò nonostante si cattura con le reti a strascico, soprattutto per la cattura dei gamberi e con i palamiti. Si tratta di una specie a lentissima riproduzione e queste catture accidentali possono mettere in serio pericolo le popolazioni.

Pericolo per l’uomo

La puntura del raggio spinoso della prima pinna dorsale provoca forti dolori.

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Storione (Acipenser sturio)

Lo storione comune (Acipenser sturio) è il più grande pesce d’acqua dolce e salmastra diffuso in Europa. Famoso per offrire carni pregiate e caviale. La bocca nettamente infera, protrattile e tubiforme. Davanti 4 barbigli cilindriformi che rivolti all’indietro non raggiungono il labbro superiore. Il muso è molto allungato tanto che la sua lunghezza è pari a quasi la metà del corpo. Sul corpo sono presenti 9-14 scudi dorsali, 24-36 scudi laterali e 8-14 scudi ventrali. La coda è eterocerca, con il lobo superiore molto allungato. La pinna dorsale ha 31-43 raggi, quella anale 22-27. La pinna dorsale, la pinna anale e le pinne ventrali sono posizionate nella parte posteriore del corpo. Il primo raggio delle pinne pettorali è ossificato. La livrea prevede dorso grigio-grigio-bruno o verdastro, più chiaro lungo i fianchi, mentre il ventre è giallo-biancastro.È un pesce carnivoro e si nutre di crostacei, molluschi e pesci. In acque interne, pesci vivi o morti, molluschi, crostacei e vermi. Gli animali più anziani si alimentano prevalentemente di notte.

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Habitat

n Italia la specie è autoctona. Era segnalata in tutti i mari anche se la presenza era rilevante unicamente nel mare Adriatico, oltre che nel Po. Nel 1892 era localizzata fino a Torino. A causa degli sbarramenti la risalita è di fatto impedita.
Ricco di storioni era anche il Tevere particolarmente nel tratto da Roma alla foce da cui prendevano il nome di lupi del Tevere e per la loro prelibatezza ampiamente celebrata, la loro pesca veniva effettuata tra maggio e giugno da operatori specializzati e costituiva una importante fonte di reddito per il mercato locale di Roma; si narra che a metà secolo XV ne vennero donati sette a Pio II di cui un esemplare del peso di circa 250 libbre, pari a oltre 110 kg. Secondo diverse fonti, la specie è oggi estinta in Italia allo stato selvatico; in Europa oramai esiste una sola popolazione riproduttiva nel fiume Garonna. Segnalazioni di storioni pescati nelle acque italiane possono riferirsi a una specie affine (Acipenser naccarii) o ad esemplari introdotti dall’uomo. Gli habitat sono vari: In mare predilige fondali sabbiosi e profondi 40–150 m. In acque interne frequenta fiumi a grande portata con correnti lente e profonde, fondali melmosi, ghiaiosi o sabbiosi. Predilige le buche più profonde dei fiumi.

Riproduzione

Entra nei fiumi a gennaio-febbraio nonostante la fregola non abbia inizio che due mesi dopo. All’alba o al tramonto lo si può osservare mentre compie dei grandi balzi fuori dall’acqua.  La risalita, che i maschi compiono prima delle femmine, si arresta a valle dei corsi d’acqua ove la temperatura non sia troppo bassa e la portata troppo scarsa e ove manchino fondali profondi e tranquilli. Le uova (in numero di 20.000 circa per kg di peso, di colore bruno e del diametro di 3 mm circa) sono deposte in acqua corrente ad una profondità variabile tra i 2 e i 10 m Esse aderiscono ai ciottoli ed al substrato del fondo e dopo 3-7 giorni si schiudono. Gli avannotti sono lunghi 10 mm circa. Nel giro di 1-3 anni i giovani storioni scendono al mare, rimanendovi fino all’età riproduttiva intorno ai 7-14 anni.

Pesca e Allevamento

Essendo una specie protetta ne è vietata sia la pesca sportiva che la pesca professionale. Si praticava con lenza a fondo adeguata alle dimensioni della preda. Come esche si utilizzavano lombrichi a fiocco, pesci vivi o morti e pezzi di carne. L’importanza economica degli storioni è notevole, sia per la prelibatezza delle carni che delle uova da cui si ricava il rinomato caviale. Molti di essi rientrano tra le specie ittiche allevate, sebbene il ciclo di produzione sia variabile con la specie, è comunque piuttosto lungo, da tre a cinque anni per la carne, da sette a quindici anni per le uova. Lo storione comune è stato riprodotto artificialmente in Francia da alcuni esemplari selvatici pescati nella Gironda. Alcuni storioni sono stati allevati con successo in grandissimi acquari. A causa delle sue dimensioni è adatto soltanto all’allevamento in strutture pubbliche.

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